Recensioni

Viene dai lontani anni ’70 , l’interesse del Professore Massimo Frasca nei confronti del complesso montuoso-collinare ibleo e dei suoi antichi abitanti. Dal  professore Giovanni Rizza gli fu assegnata una tesi di laurea affascinante: lo studio della necropoli del Monte Finocchito presso Noto, esplorata alla fine dell’800 da Paolo Orsi. A distanza di vari decenni, divenuto ormai  professore di Archeologia della Magna Grecia e Sicilia presso l’università  di Catania, Massimo Frasca riprende in mano le “usate” carte, arricchite da recenti contributi di eminenti studiosi, da splendide fotografie e da accurate cartine topografiche e dà alle stampe l’agile volumetto : “Archeologia degli Iblei”( 2015, Scicli , Edizioni di Storia e studi sociali, pp 189) .

Si fa capolino nel saggio di Sebastiano Tusa (“ Sicilia Archeologica”2015 Scicli  Edizioni di Storia e Studi Sociali pag 313) con  l’atteggiamento reverenziale di chi ama l’archeologia ma ne conosce anche le asperità.

Fin dalla premessa ci si rende conto che l’Autore il cui curriculum è di tutto rispetto, vuol dare all’opera un taglio più divulgativo e meno accademico, ritenendo che la cultura debba essere patrimonio di tutti e non solo degli iniziati. L’opera si compone di nove saggi , già pubblicati, che hanno un unico filo conduttore, pur nella diversità degli argomenti, quello di rintracciare nel sincretismo antropologico  quell’elemento identitario che fa della Sicilia non un’isola ma un arcipelago  di culture,religioni, popoli e tradizioni.

Il romanzo giallo è una tipologia narrativa  che trova ampio riscontro tra gli scrittori siciliani contemporanei. Il giallo, come genere  commisto, è ricco  di suggestioni letterarie e paraletterarie e in esso si mescolano metafora e allegoria, intrecciandosi in un gioco sottile e complesso. Sofisticheria, ambiguità, paradosso, in un mondo in bilico tra potere statuale e illegalità , costituiscono gli ingredienti tipici della produzione noir siciliana. Al gran numero degli scrittori già celebri, può certamente accostarsi Michele Barbera, poliedrico scrittore di Castelvetrano (“Colpe Apparenti” 2015  Sciacca, Aulino Editore) che rivela un quid di originalità, rispetto agli autori suoi conterranei, sia nella modifica del contesto sociologico sia nella figura di un investigatore –filosofo, tuttavia gli elementi tipici del giallo siciliano ci sono tutti. Una serie di delitti inspiegabili si verifica in un tranquillo paese, arroccato alle falde dell’Appennino abruzzese che, seppur revocando luoghi di “siloniana” memoria, non manca di suggerire scorci e immagini dell’entroterra isolano.

La frenetica ricerca, da più parti e attraverso i secoli, dei nascosti averi di un ricco ebreo  netino, Geremia Palumbo, perseguitato dall’Inquisizione e quindi accusato di eresia, fa da trama all’intensa, dotta e intrigata opera di Salvatore Requirez “Il segreto dell’anfora” Palermo 2015 Nuova Ipsa Editore pp.516. La vicenda in cui si stratificano fatti storici e situazioni romanzesche, attraverso conflitti di pensiero, aberrazioni religiose, crisi mistiche, deliri di potere, percorre circa tre secoli in un’incalzante sequela di avvenimenti, tutti fermamente aderenti (con precisione di data) alla storia della Sicilia spagnola.

Devo la conoscenza di questo personaggio, di cui avevo vaghe e peregrine notizie, alla signora Rosa Alberti (vedova dell’avvocato Luigi  Scalisi , pronipote dell’eminente studioso Anastasio Cocco). Ella, nel donarmi un libro( G. Ammendolia, M. Cavallaro,I. Rao  “Anastasio Cocco” Naturalista Messinese dell’Ottocento”, 2014 Messina Edas  pg. 237) , ha acceso in me il desiderio di rinverdire il ricordo d’ uno scienziato eclettico e d’ un letterato di alto spessore, un po’ dimenticato  nella città in cui e per cui spese il suo ingegno e la sua competenza. Perfettamente rispondenti alla figura e all’opera di Anastasio Cocco , sono le parole del Prof. Gugliemo Cavallaro, già illustre zoologo e ittiologo dell’ Università di Messina (pronunciate nel 250° anno dalla fondazione dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti):“ Lo scienziato opera perché altri hanno aperto quei sentieri che egli percorre e che additerà a chi gli succederà”.  

 

Un lavoro impegnativo, approfondito e dovizioso, quello di Margherita di Fazio (Bottoni, cappelli e… Roma, 2014 Editoriale Artemide, Collana Proteo).

La scrittrice, già docente universitaria presso la Sapienza di Roma, possiede tutti gli strumenti atti ad avviare un’indagine letteraria attenta e approfondita. Questo testo però ha un “quid” in più, perché coniugando l’aspetto letterario con quello paraletterario, dimostra che è possibile, attraverso la focalizzazione degli elementi, apparentemente, insignificanti di un libro, arrivare a coglierne i significati più nascosti.

L’interconnessione tra finzione e realtà serve a lumeggiare i fili che legano i personaggi e gli oggetti ( cioè gli accessori ) che, divenendo parte integrante del loro abbigliamento o della loro persona, assumono spesso un valore simbolico.

 La scrittura e parimenti il linguaggio rappresentano la concretizzazione, attraverso un processo verbale scritto o orale, di quanto l’individuo intende comunicare.

Tuttavia l’oralità è simile al riflesso di un volto su una superficie liquida che tende a incresparsi, confondendo l’immagine; la scrittura, invece, inchiodata fissamente su un foglio, rappresenta l’immagine nitida   del soggetto. Leggere le pulsioni, le tendenze, le emozioni, le caratteristiche dell’individuo attraverso la scrittura, è compito della grafologia che, pur non essendo una scienza esatta, solitamente, riesce a cogliere nel segno.