Foibe

“L’opera umana più bella è di essere utili al prossimo”

(Sofocle)

 

La legge 30 marzo 2004  n° 92, promulgata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, riconosce il 10 Febbraio quale “Giorno del Ricordo”, per fissare nel tempo eterno della Storia l’esodo massiccio, avvenuto nel secondo dopoguerra, degli Italiani istriani, fiumani e dalmati dalle loro terre e il martirio di tutte le vittime delle foibe ad opera delle truppe iugoslave. A mo’ di esempio di grande coraggio di fronte all’efferatezza dei Titini, la vicenda di Norma Crosetto, studentessa istriana, allieva a Padova di un grande siciliano, il noto latinista Concetto Marchese. Prelevata nel ’43 da una volante rossa e sollecitata vanamente alla collaborazione, non cedette ma forse memore di come” l’uom s’etterna”  fu capace di resistere alle più atroci sevizie, fino ad essere infoibata.

Fabio lo Bono, nel suo racconto- documento ( “Popolo in fuga”, 2016 Termini  Imerese, Lo Bono Editore pg.271), rievoca questi eventi tragici, con l’obiettività e la rigorosità dello storico e con la passione del letterato, capace di trasformare l’arido documento in vibranti “tranches de vie”. L’opera proposta nella rassegna “100 Sicilie, Lutto e Luce”, svoltasi a Messina dal 18 Novembre al 2 Dicembre, a cura di Milena Romeo, ha suscitato molta commozione e partecipazione. Tema di fondo: il forte legame tra terre lontane, all’insegna della pietà e dell’accoglienza. Tra il ’43 e il ’56, si è perpetrata una purga etnica che ha coinvolto oltre trecentomila persone che, per salvarsi, sono state costrette a prendere la via dell’esilio e hanno trovato in Sicilia disponibilità e generosità. L’opera di Lo Bono, assumendo il taglio del “grand reportage” fa luce su questo periodo un po’oscuro della storia e ,attraverso interviste, immagini e documenti ne illustra il volto umano, senza nessuna sbavatura patetica. L’ex caserma “La Masa” di Termini Imerese offre un tetto ai profughi che dignitosi e attivi riescono, pur nelle privazioni, a vivere con decoro e pulizia morale; si fonda (come ben osserva Loredana Bellavia) tra ospitanti e ospitati un umanesimo etico, basato sulla valorizzazione delle loro preziose diversità. Il popolo giuliano e quello siciliano trovano le ragioni della loro coesistenza in un profondo ecumenismo ma soprattutto nell’essere gente inclusiva, pronta ad accogliere e ad amalgamarsi senza rinunciare alle proprie peculiarità. Un messaggio importante quello del libro di De Bono, in un periodo in cui il dibattito sull’accoglienza dei profughi è uno dei più caldi e complessi.