Orientamento naturalistico e classicità nel “De Aetna” di Pietro Bembo

Il “De Aetna” di Pietro Bembo, a cura di Ferdinando Raffaele, con traduzione di Salvatore Cammisuli ( 2016 Ragusa, Edizioni di storia e studi sociali pg 124) è un trattato giovanile , molto interessante, sia per i riferimenti storici e culturali che lumeggiano il periodo umanistico-rinascimentale,  sia per la diretta  e attenta disamina dei fenomeni connessi con l’attività del Vulcano. Consente, inoltre, ai Messinesi di ripercorrere il passato glorioso di una città, in cui la scuola di greco del Lascaris brillava come faro di cultura del Mediterraneo.

Due giovani veneziani, Angelo Gabriel e Pietro Bembo , attratti dalla fama del grande studioso bizantino, cominciano un percorso di apprendimento che si protrarrà per  due anni (il periodo più felice della sua vita, come confiderà Pietro al padre), l’escursione sul Vulcano  sigillerà la formazione dei due.

Il volumetto, sotto forma di dialogo tra Pietro e il padre Bernardo, è un racconto odeporico, caratterizzato dal mescolarsi di immagini di sorprendente plasticità e da dotte citazioni letterarie, anche apprese alla scuola del Lascaris, mediante gli affilati strumenti  dell’enciclopedismo e della competenza filologica.

Tra i vari temi spunti interpretativi del testo, particolarmente rilevante risulta il confronto tra i punti di vista dei due interlocutori che, in merito all’impegno letterario, tendono a divergere, evidenziando il sottile passaggio dal periodo umanistico a quello rinascimentale. Bernardo, collocato in una dimensione umanistica, concepisce lo spazio letterario subordinato all’impegno civile.

Pietro, in una concezione pienamente rinascimentale, ritiene che l’esercizio letterario debba avere un ruolo preminente nella vita dell’uomo di lettere,come dimostrerà, in seguito, scegliendo la carriera ecclesiastica più adeguata alla fruizione  dell’ “otium litterarium”.

Rilevante nel testo è soprattutto il paesaggio che serve a sottolineare, non solo, la diversità fisica dei luoghi,  ma ,soprattutto, i riflessi psicologici dell’ambiente sul giovane. Il dialogo si svolge, a Padova, nel Noniano( possedimento  di famiglia), “locus amoenus”dove ordine, frescura e armonia dominano. Esso induce a pensieri composti e suggerisce modelli di vita e valori consolidati dalla tradizione.

Il periodo siciliano e , particolarmente, la visita al Vulcano creano invece  sommovimenti profondi nel giovane. Il passato che le rovine di Taormina gli pongono davanti agli occhi, gli suggerisce una scelta di vita più rispondente alle sue inclinazione e più intenta  alla costruzione di monumenti perenni. Il vulcano “locus caliginosus” dove, tuttavia, la natura trionfa lussureggiante e prolifera, è qualcosa che egli si porterà dentro, avendone colto il messaggio di vita.

Se ancora ,nell’opera giovanile, è appena percepibile l’attenzione verso l’uomo, nelle opere più mature questa mancanza sarà colmata anche, se in modo rarefatto, com’è tipico della letteratura colta dell’epoca.