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Si è svolto nella giornata di domenica 18 giugno, a Villafranca (Messina), l’incontro annuale di poeti nonché di artisti della pittura e della fotografia – più di cento persone, invero – intervenuti per la celebrazione della “Decima Edizione Artincentro”, fondata e diretta da Rosario Fodale nell’ambito delle attività promosse dall’Associazione Culturale “Messinaweb.eu”, di cui Fodale stesso è presidente. L’evento è stato coordinato e presentato da due madrine eccezionali: l’avvocato Patrizia Causarano e la dottoressa Silvana Foti.

E viene fatto di considerare come nella società civile, a Messina, semplici, privati cittadini, animati dal desiderio di contribuire al risveglio culturale della città, riescano gratuitamente, senza alcuno scopo di lucro, nel loro nobile intento, laddove non sempre enti e istituzioni pubbliche (a ciò preposte) conseguono, con tanta luminosità e prontezza, lo stesso obiettivo.

È comunque un conforto, per chi ci crede, vedere un centinaio di persone, affratellate dall’amore dell’arte, della cultura e della democrazia, che discutono, scherzano, fanno progetti, a Messina, nella stessa serena, entusiastica cornice.

Auricularia auricula-judae, ovvero “Orecchio di Giuda”, come nel linguaggio popolare viene comunemente conosciuto, deve la sua denominazione alla leggenda tramandata attraverso i secoli che vuole che questo curioso basidiocarpo sia cresciuto, assumendo la sua particolare forma, sull’albero dove l’apostolo traditore si impiccò pentito per il suo tradimento.

Si tratta di piccolo fungo dall’aspetto gelatinoso e simile, nella sua conformazione morfologica, per le particolari venature e la forma lobata che lo caratterizzano, ad un orecchio umano, derivandone, per tale motivo, la sua denominazione.

Il costrutto alla napoletana “Camilleri mi è padre, a me!” (memento ‘Miseria e nobiltà’) nulla toglie, ed anzi rende in immediatezza, alla forte caratterizzazione di ‘sicilitudine’ che Camilleri ha voluto imprimere al suo personaggio come ha magistralmente teso a dimostrare Giuseppe Rando, qui  e ‘ad hoc’ invitato all’uopo da quello che sempre più si sta rivelando quale ‘topo di biblioteca’, e suggeritore di ‘imput’, il presidente di ADSeT Angelo Miceli, una ‘macchina da libri’ offerti alla attenzione dei Soci del Sodalizio.

In merito all’Intrattenitore sulla odierna disquisizione culturale, tengo di mio ad evidenziare un tratto importante della sua personalità: Egli, pur consapevole del suo merito intellettivo, ama non invadere la scena con la Sua persona e si ritrae da istrionismi e protagonismi da cui rifugge; e dunque per questo dono della Sua modestia, che gli è insito, abbiamo potuto godere i Presenti di un incontro che si rivelerà gradevole non solo per la qualità del Relatore, ma non secondariamente per quella atmosfera gioiosa, da lui richiamata - sapientemente inserita in ogni suo giallo dall’autore-  e che Lui riconosce ai lavori del Camilleri ed al suo, ai suoi, personaggi tutti azzeccati in simpatia nei ruoli del cartaceo e della riduzione televisiva.

Ancora una volta la nostra “Curiosità Micologica” viene attratta e sollecitata da un fungo dalle caratteristiche particolari, stranamente ritrovato all’interno di un bidone metallico che, in considerazione delle peculiarità morfologiche risulta, per quanti abbiano una buona base di conoscenze micologiche, facilmente riconoscibile: Battarrea phalloides.

Si tratta di un macromicete che pur presentandosi, ad una prima sommaria osservazione, come un fungo dall’aspetto classico, ovvero munito di gambo e cappello, presenta particolari caratteristiche che lo rendono molto diverso.

E’ stato per lungo tempo inserito nel gruppo informale dei Gasteromiceti: raggruppamento artificiale nel quale trovano posto numerose specie fungine accomunate, tra loro, per la particolare forma di crescita che le vede, almeno nella fase iniziale della loro formazione, racchiuse in un involucro esterno, chiamato peridio, che conferisce ai singoli esemplari, un aspetto generale con forma arrotondato-globosa, tendente, a maturazione, a modificarsi con mutazioni ben precise e diversificate tra una specie e l’altra.

Tracce di marcata intelligenza

Nato il 26 dicembre 1956 a Crema (Cremona) è sposato con Ortensia Marazzi e insieme hanno un figlio: Antonio (1992).  Beppe o meglio Giuseppe appartiene alla buona borghesia lombarda, condizione che gli offre l’opportunità di poter viaggiare e di ampliare il proprio campo di coscienza sin da piccolo. Questo privilegio si innesta su una  bravura innata nel trasformare i suoni e i pensieri in tracce grafiche  e parole scritte che egli sa fare  con rara e sottile maestria. Chi lo ha conosciuto a quei tempi lo descrive come un giovanotto benpensante-bennato-beneducato, con le movenze da timido con le ragazze, ma al tempo stesso anche un tipo sveglio e rassicurante.  Negli anni Severgnini non è cambiato.

Andar per mummie con A.D.S.e.T.

Mummie non fa rima con morte, bensì fa assonanza con maieutica: ovvero veicolazione di vita.

Ben sappiamo tra noi uomini di scuola come l’incommensurabile Socrate scoprisse la maieutica, e con essa la strada che porta alla verità; e ci insegnò quel Grande che la verità risiede e deve emergere dall’interno dell’uomo e che nessuno può ‘costruirgliela addosso’! Non per nulla, in ulteriore ma diversa ottica ne riprese il pensiero S. Agostino: “Dove vai?.. Ritorna in te stesso, ecc. ecc.”                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

          Ancora Sigmund Freud in altra ulteriore e ben diversa ottica attingeva a quell’antica sapienza col suo “Acheronta movebo”, quando scatenò l’inconscio del singolo postulando che da lui dovesse emergere il suo problema e che mai dovesse diagnosticarglielo l’analista, a cui spettava solo il compito di agevolarne un     auto-ripescaggio che definirei maieutico: col transfert.

Una nuova specie siciliana, nel ricordo di Andrea Buda

 

Il suo primo ritrovamento risale al mese di novembre 2003, nel bosco di Santa Maria, nel Comune di Buccheri (SR) e porta la firma del noto micologo siciliano Andrea Buda.(1) Il luogo del ritrovamento, inserito in una vasta area boschiva con vegetazione arborea mista di aghifoglie e latifoglie, con prevalenza di specie appartenenti al Genere Quercus, (Quercia), si posiziona a circa 900 m. s.l.m. ed è caratterizzato da una preponderanza arborea costituita da Quercus cerris (Cerro) ed è, pertanto, ricoperto da numerosi cascami fogliari di tale essenza, sui quali il protagonista della nostra nuova “Riflessione Micologica” trova il proprio habitat naturale dove si riproduce abbondantemente con tipica nutrizione saprofitica.

15 Maggio 2016: settantesimo anniversario del riconoscimento della autonomia alla Sicilia con la concessione dello Statuto della Regione Siciliana, approvato con R. D. Lgs. n.455 del 15 Maggio 1946 da Umberto II, re di Italia. Lo Statuto nella sua formulazione era stato originato da un accordo tra lo Stato e l’Isola, rappresentata da una  Consulta regionale all’uopo costituita in cui erano presenti i rappresentanti delle categorie, i partiti e i ceti produttivi della Sicilia che materialmente contribuirono in chiave paritetica alla stesura e alla formulazione dello stesso.

Esso avrebbe dovuto consentire nelle intenzioni del legislatore di dare le risposte che l’Isola attendeva da anni in merito alle esigenze di sviluppo per fare uscire i Siciliani dalle condizioni di minorità socio- economica in cui versavano dal momento in cui fu realizzatal’Unità. Fu ideato pertanto come volano di crescita e strumento di affermazione della specificità siciliana, come teorizzato dalle   correnti di pensiero che anche prima della parentesi fascista avevano caratterizzato il dibattito politico promuovendo soluzioni autonomistiche e regionalistiche per dare risposte adeguate alle necessità locali delle singole regioni, soprattutto meridionali. 

Amanita vittadinii

Il suo primo ritrovamento risale al 1826, in località Monticelli, frazione del Comune di San Donato Milanese (MI), ad opera di Carlo Vittadini (San Donato Milanese, 11 giugno 1800 - Milano, 20 novembre 1865), la sua prima descrizione porta la firma del Prof. Giuseppe Moretti  (Roncaro, 30 novembre 1782 - Pavia, 2 dicembre 1853), all’epoca titolare della cattedra di botanica presso l’Università di Pavia il quale, ritenendo, a ragione, che l’esemplare fungino “non sia stato peranco descritto da nessun botanico, ne parla in un proprio articolo pubblicato sul “Giornale di fisica, chimica, storia naturale e arti” precisando che “la raccolta avvenne ad opera del signor Vittadini presso Monticelli, a circa sei miglia da Milano..... ho imposto ad esso il nome specifico di questo giovane, che ci dà le più fondate speranze di diventare uno dei più distinti micologi

“Porca l’oca”, sono trascorsi tre anni!
Alla mia età (nello ‘status’ di venerando invecchiamento naturale) non è cosa da poco se, come dice Totò, è la somma che dà il totale!!!
Ma tant’è!
“Deo gratias”, comunque, non solo perché Iddio ci conserva: Deo gratias soprattutto perché questo bel Sodalizio (ADSeT) è cresciuto col vento in poppa, e soprattutto è cresciuto qualitativamente nella sua vocazione culturale e nella sua non comune capacità di aggregazione.
     Ma non si cresce “ad usum boletorum”, ovvero spontaneamente come i funghi (tanto cari al nostro Angelo Miceli dal punto di vista micologico, non meno cari a tanti altri di noi dal punto di …’gusto’ mangereccio), infatti un sodalizio cresce solo su propulsione ‘certosina’, pedante (nel senso migliore e positivo del termine) e scrupolosa di Qualcuno; questo qualcuno nella fattispecie è stato Angelo Miceli, Angelo che - per sua ammissione - è stato supportato e coadiuvato generosamente dai Soci tutti, dai soci Fondatori e dal Direttivo emerito, e certamente non si è trattato di un apporto secondario, ma tuttavia senza lo zelo, l’insistenza, il sollecito continuo nella ricerca degli uomini e delle situazioni di Angelo non si sarebbe arrivati a quegli invidiabili risultati a cui l’Associazione  è pervenuta nei tre anni.

Nel primo scorcio del 1600 la vita culturale e commerciale di Messina era quanto di più attivo vantasse l’intera isola: la Città contava circa 120.000 abitanti, godeva di singolari privilegi: il monopolio esclusivo della tratta della seta, il Porto Franco fonte di tanta ricchezza, la Zecca, il contatto diretto che il supremo magistrato della città (lo Stratigò) poteva avere col re, la residenza stagionale dei viceré (Filippo II nel 1591 aveva stabilito che i viceré di Sicilia trascorressero 18 mesi del loro vicereame nella città di Messina); e ciò la portava a contendere il primato alla rivale Palermo.

Nel 1622-24 sotto il viceré Emanuele Filiberto di Savoia fu costruita con una enorme spesa (2.500.000 scudi siciliani!) la Palazzata, una serie ininterrotta di palazzi lunga quasi un miglio con una sola scenografica facciata, che esaltava lo scenario di eccezionale bellezza del litorale e dietro cui viveva e pulsava una città sempre più in espansione, esaltata nel canto popolare Quantu è beddu lu portu di Missina / è chiddu ca criau tanti dinari / di quanti porti c’è porta la cima / ca sempri sparma bannera riali.

Lactarius tesquorum

Un fungo tipico dell’ambiente mediterraneo.

Le ultime giornate con le quali l’anno 2016 sta per lasciare il posto al nuovo in arrivo, caratterizzate, da noi, a Messina, dalla presenza di un meraviglioso tiepido sole che, nonostante le basse temperature, invoglia  un nutrito gruppo di soci del “Centro di Cultura Micologica”, ad avventurarsi, oggi 30 dicembre, come spesso si è soliti fare, sui vicini monti Peloritani, in località Castanea, alla ricerca di “verdura selvatica”, senza tralasciare, tuttavia, l’ormai radicata passione micologica che, in maniera meccanica e naturale, spinge il senso della vista alla ricerca di qualsivoglia forma fungina.

 Solenni montagne e tradizioni antichissime

Ho visitato questo incredibile e pacifico paese tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017. Quando viaggio sono inevitabilmente attratta più dalle persone che dai paesaggi e  l’itinerario, già prima della partenza, mi aveva  fatto innamorare dei luoghi e soprattutto dei volti che avrei incontrato: credenze e cerimonie di un popolo mite e sorridente in un’atmosfera lontana e armonica, ricca di odori e di colori che emozionano e  toccano l’anima. E’ stato uno di quei  percorsi che non avrei voluto finisse mai…. La mia visita nepalese ha interessato sostanzialmente la valle di Kathmandu e qui sono rimasta affascinata  dalla magnificenza dei templi  di Durbar Square (alcuni purtroppo molto danneggiati dall’ultimo terremoto), dalla semplicità antica delle attività quotidiane di alcuni villaggi limitrofi e mi sono sentita indifesa e ammaliata di fronte alle vette della catena himalayana, lontane e imponenti come giganti immobili, ghiacciati e silenziosi.

“Una passeggiata ginnastica e d’istruzione”

Dati essenziali sulla realtà sociale ed economica della città nei primi anni del XX secolo

Messina nei primi anni del 900 era una delle più grandi e importanti città d Italia. Dal censimento nazionale del 1901apprendiamo che la città  aveva una popolazione  di poco meno di 148000 abitanti, 90.000 risiedevano in centro e nelle periferie, la rimanente parte nei villaggi. Catania, in quegli anni, contava la stessa popolazione di Messina, Palermo circa 310.000 abitanti, Torino 330000, Roma 416.000 e Milano 538.000. La città continuava ad identificarsi con il suo porto; per la presenza di una borghesia produttiva  ancora legata in gran parte ai commerci e ai trasporti delle merci via mare (1) . Nell’anno che si concluse col terremoto che distrusse l’intera città , oltre 6.000 navi  approdarono nel porto  confermando la sua importanza strategica  quale nodo marittimo per l'intero Mediterraneo. In città si guardava, non senza una certa nostalgia, agli antichi privilegi del “ porto franco” e,  per poter potenziare la produzione locale e intensificare il transito delle merci, si provava  a ottenere  dallo Stato, in una realtà nazionale ed europea ormai economicamente e politicamente profondamente mutata, specifiche norme giuridiche ed economiche di favore. “      Ancora nel primo ventennio del XX secolo, il progetto di sviluppo di parte dell' establishment del potere cittadino resterà quello del “ punto franco”, centro motore di un economia che si ipotizza basata sulle trasformazioni di materie prime siciliane o provenienti dall Oriente ,destinate ai mercati di tutta Europa”. (2)Dal porto traevano origine numerose attività economiche per la presenza in città di imprenditori che riuscivano a sfruttare le opportunità offerte da un mercato che, sebbene in trasformazione per la forte concorrenza nazionale e straniera, offriva ancora possibili spazi nuovi di guadagno.

Dopo sette lunghi estenuanti mesi di assedio, il 26 marzo 1162, vinta dalla fame e dagli stenti, Milano si arrendeva a Federico I Hohenstaufen detto Barbarossa. La città per punizione venne rasa al suolo e molti dei suoi figli migliori furono atrocemente massacrati.
Prese dal panico e dalla paura, le altre città lombarde ostili all’Imperatore, per non dover subire la stessa sorte di Milano, si arresero.
Il disegno del vincitore era quello di sottomettere tutta l’alta Italia, continuare la sua marcia sino a Roma, deporre papa Alessandro III, acerrimo e irriducibile avversario delle sue mire politiche, e fare riconoscere legittimo l’antipapa Pasquale III, un fantoccio da lui voluto e sostenuto in contrapposizione al vero pontefice.
Papa Alessandro consapevole del pericolo, aiutato dai genovesi, riparò in terra di Francia mettendosi sotto al protezione del re Luigi VII.