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Alcuni amici, nell’osservare, su Facebook, la mia pagina di copertina in cui figuro sorridente accanto a Maria Costa, mi chiedono di parlare ancora della grande poetessa dello Stretto, da poco scomparsa.

Epperò, dirò subito che Maria Costa era certamente messinese, ma, in ispecie, cittadina della Riviera Nord di Messina (che non è un mondo a sé né un paradiso terrestre, ma una realtà socio-culturale ben definita): veniva dalle barche, non – con rispetto parlando – dai salotti; conosceva bene, lo «sciroccu», il «ventu cavaleri», il «maistrali», la «lupatina, la «tramuntana, il «livanti», la «scinnenti», la «muntanti»,  la «pignatedda» che «bugghiva patati», la «brogna»,  le «bracere», i «fumenti»,  le vecchie «chi filavanu la lana», i «rinninuni», il «piscispadu», il «luvarottu», la «ciciredda», la «ncioarina», i «peddisquatra», i «cavuliceddi», l’«aspareddu  ntô bucali», il «friddu chi vi tagghiava a facci», i «maistri di nassa»; mostrava, con quel suo busto eretto, la fierezza delle donne dei marinai; parlava la lingua diretta, senza sdolcinature, senza eufemismi e senza ipocrisie moralistiche, della gente di mare; aveva il dono dell’ironia leggera e sorridente che rende meno amara la vita alla gente di mare; gettava ponti, come la gente di mare, e non costruiva muri tra sé e gli altri; guardava avanti, come la gente di mare, anche quando rievocava volti, fatti, eventi del passato.

20 anni di scelte coraggiose, dalla denuncia contro i boss di Brancaccio a Palermo che lo avevano schiavizzato con le continue richieste di pizzo e quella forse più decisiva, vivere da uomo libero la sua condizione di testimone di giustizia.
Innocenzo Lo Sicco, imprenditore edile palermitano, rivendica le sue scelte e il diritto non solo di camminare a testa alta e a viso scoperto, ma anche di far sapere che chi denuncia le mafie “Ha vinto”. “Se hai avuto il coraggio di sfidare e vincere la mafia, come io ho fatto, allora ne devi essere orgoglioso”, afferma con convinzione Lo Sicco che Giuseppe D’Avanzo, in un’intervista del giugno 1997 su La Repubblica, ribattezza come l’ ‘uomo chiamato Palermo’....

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Cos’e pazz: vivo in una città dove non c’è intellettuale, professionista poeta, artista, giornalista, panettiere, negoziante, barbiere, salumaio che non si ritenga infallibile e non ostenti amore smodato di sé nonché disprezzo per i “concorrenti”; purtroppo, a me capita -  non spesso ma talvolta, sì - di mostrare la mia fralezza (poet.) d’uomo, ontologicamente limitato come tutti gli esseri umani, e di ammettere i miei errori:  per distrazione, disinformazione o altro, ma errori tuttavia. Devo prenderne atto: sono strano, in questa città di (presunti) giganti.

L’olivo (Olea europea sativa L.) e l’olio d’oliva hanno sempre avuto grande importanza nella vita dell’uomo e nell’economia di molti popoli, essendo l’olivo un bene di grande valore ambientale l’olio extravergine d’oliva un primario bene alimentare e terapeutico oltre che elemento di rituali religiosi

Rhodotus palmatus  (Bull.: Fr.) Maire 1926

Un piccolo macromicete dall’aspetto accattivante, pittoresco ed inconfondibile, dai colori rosa-albicocca intensi, ritenuto, considerate le pochissime segnalazioni del suo ritrovamento, alquanto raro e addirittura, in alcune nazioni europee, in fase di estinzione tanto da essere inserito nella Red List delle specie a rischio. La sua presenza e distribuzione nel territorio è strettamente legata al substrato di crescita: l’olmo.

Angolo nascosto che si apre al mondo

Amo viaggiare. Non appartengo alla categoria di coloro che partono informatissimi sui luoghi da visitare e magari spuntano ogni luogo visto e calpestato  elencando i visti sul proprio passaporto. A volte dimentico anche i nomi dei luoghi visitati. Mi piace semplicemente errare e utilizzare i cinque sensi che abbiamo la fortuna di possedere per assorbire tutto ciò che incontro sul mio percorso. Prediligo la  gente e i volti, gli angoli nascosti e meno noti, che ritengo più veri e rivelatori di differenti modi di esistere e di “calpestare” il nostro pianeta. La mia ultima zingarata mi ha portato in  Albania, un paese che si è rivelato un miscuglio di culture e di religioni che convivono senza attrito apparente.

Ho creduto talvolta d’intravedere sintomi di miglioramento nella cultura, nella società e nella prassi politica della città dello Stretto, che da troppo tempo soggiace, invero, a una certa, diffusa atonia. Mi sono perciò proposto – da intellettuale democratico – di presentare, su questa libera testata, a scadenza settimanale, i protagonisti e gli eventi più significativi del rinnovamento in atto, senza obliterare ovviamente i non pochi fatti che purtroppo continuano a frenare lo sviluppo di questa bella e sventurata città.

La singolare fioritura, in questi ultimi tempi, a Messina, di associazioni culturali (quali che ne siano i limiti) nonché di poeti in lingua e in dialetto mi è parsa, per esempio, un efficace segno di un risveglio, dopo tanto sonno. E due sillogi poetiche, che ho avuto modo di leggere in questi giorni, mi sembrano particolarmente sintoniche a quello che potrebbe essere un piccolo, risicato Rinascimento messinese. Partiamo da qui.

Inonotus tamaricis (Pat.) Maire 1938

E’ sempre stata una convinzione comune, caratteristica delle regioni meridionali e collegata alla tipicità del clima, diffusa tra quanti in considerazione delle limitate conoscenze sul meraviglioso “Regno dei Fungi” ritengono che i funghi si riproducono esclusivamente nel periodo autunnale ed in concomitanza con le precipitazioni atmosferiche, affermando anche, in maniera ancora una volta errata, che i nostri “amici miceti” sono soliti riprodursi esclusivamente nei boschi.

Nelle nostre, ormai numerose, “Riflessioni Micologiche” abbiamo avuto occasione di affermare, come ancora una volta facciamo, che i funghi, è vero, prediligono, per la propria riproduzione e crescita, la stagione autunnale ricca di piogge e l’ambiente boschivo ma è anche vero che queste preferenze non possono essere un generico riferimento ecologico-naturale che accomuna tutte le specie, esistendone numerose che prediligono stagioni e ambienti di crescita completamente diversi da quelli “tradizionali”.

Oggi la scuola italiana si proietta nel territorio e nei problemi di attualità, impegnando, giustamente, i ragazzi in molti progetti: educazione alla legalità, alla salute, stradale, sessuale, informatica, ambientale, ecc.

Per quanto riguarda l’ambiente e il territorio, in base alla programmazione didattica della propria classe, impostato il percorso da seguire, i ragazzi vanno a vedere, fotografare, chiedere, registrare, a misurare sul campo.

Essi, opportunamente guidati dai docenti, oltre a conoscere, e quindi a crescere culturalmente, spesso riescono a produrre materiale pregevole, che va talora pubblicato per la fruizione generale.

In un’epoca in cui impera il terziario avanzato, una vasta realtà sconosciuta o quasi e spesso poco studiata è quella rurale ed agricola.

Infatti gli animali e i vegetali agricoli nonché tutte le attività artigianali tradizionali non fanno più parte del bagaglio di conoscenze di scolari e studenti e talvolta anche di qualche docente; altrettanto può dirsi delle varie operazioni agricole colturali, degli attrezzi, degli usi e delle costumanze.

Tricholoma equestre (L.) P. Kumm 1871

L’Agarico dei cavalieri, come comunemente viene conosciuto il protagonista di questa nostra “Riflessione Micologica”, ha attirato, da sempre, l’attenzione mangereccia dei ricercatori-micofagi per le sue - erroneamente ritenute - ottime qualità organolettiche che lo posizionavano tra i primi posti nella classifica dei funghi commestibili, si è reso protagonista, in tempi ormai lontani, di una serie di ricoveri ospedalieri con alcuni esiti mortali che hanno modificato integralmente la sua fama di ottimo commestibile.

Nell’autunno del 2001 la rivista scientifica “The New England Journal of Medicine” (NEJM) pubblica un dettagliato studio condotto da un gruppo di ricercatori francesi collegato a numerosi casi di grave rabdomiolisi (1) registrati in Francia tra l’anno 1992 e il 2000. Nel particolare si evidenziava che ben 12 pazienti, 7 donne e 5 uomini di diversa età, venivano ricoverati circa una settimana dopo aver consumato funghi raccolti nei boschi. Tutti i pazienti, come appurato, avevano mangiato funghi appartenenti alla specie Tricholoma equestre per almeno tre pasti abbondanti e consecutivi. La sintomatologia, comune a tutti i pazienti, veniva caratterizzata da fatica e debolezza accompagnata da mialgia soprattutto nella parte superiore delle gambe, che si manifestava 24 – 72 ore dopo l’ultimo consumo dei funghi. Ben tre dei pazienti, nonostante le cure ricevute, non riuscirono a superare gli effetti dell’intossicazione concludendo l’evoluzione della patologia con il decesso (Bedry R. e altri 2001).

Hortus Animae Evento

Nel suo ultimo libro, Storia linguistica dell’Italia repubblicana, Tullio De Mauro evidenziava come, nel secondo Novecento, contrariamente alle previsioni, i dialetti non siano affatto scomparsi nel Belpaese e che anzi si siano evoluti, secondo la prassi abituale delle lingue (perennemente in movimento sotto l’urgenza delle novità politiche, sociali e culturali), tanto che si è addirittura intensificata nello Stivale la diglossia dei parlanti (la parlata simultanea di una lingua e di una variante dialettale), tipica delle italiche contrade.

Il dialetto conserva, insomma, o incrementa addirittura, la sua funzione espressivo-comunicativa. E se non riuscirà mai a diventare la lingua della scienza e della filosofia, come sottolineava Sciascia, poco manca (e poco importa).

= Baorangia emileorum (Barbier) Vizzini, Simonini & Gerlardi (2015)

 

Abbiamo più volte inteso evidenziare, in precedenti “Riflessioni Micologiche”, come il vasto ed esteso territorio boschivo della provincia di Messina e della Sicilia tutta, grazie alle numerose e varie culture arboree che lo ricoprono, ben si presta alla crescita di specie fungine rare e poco diffuse sul territorio nazionale. Ancora una volta “Madre Natura” ha inteso mostrare la sua generosità, ripagando l’impegno dei ricercatori, consentendo il ritrovamento di altra specie poco conosciuta e poco descritta in letteratura. L’attuale nuovo ritrovamento (estate 2016) effettuato sui Monti Nebrodi in Località Galati Mamertino (ME) Bosco di Magalaviti, ci fornisce lo spunto per questa nuova “Riflessione Micologica”: Boletus emilei = Baorangia emileorum. 

Si tratta di una specie ritenuta rara, della quale si hanno poche segnalazioni di ritrovamenti limitate ad alcune regioni d’Italia. Si riproduce, in simbiosi ectomicorrizica (quando le ife fungine si attorcigliano alle radichette degli alberi formando un vero e proprio manicotto attorno a queste ultime) in boschi di latifoglie, specialmente querce e castagni, ove fa la propria apparizione fin dall’estate, protraendola fino al tardo autunno.

Il ponte sullo stretto di Messina è una infrastruttura assolutamente prioritaria, poiché senza di essa sarebbe assurdo costruire le autostrade, le superstrade, le linee ferrate a doppio binario, i piccoli porti turistici e commerciali, l’aeroporto intercontinentale con collegamenti diretti con tutto il mondo (al centro dell’isola in modo da servire anche tutti i Paesi del Bacino Mediterraneo), ecc. ecc., né potrebbero sorgere piccole o grandi attività agricole, industriali, turistiche, commerciali di respiro nazionale ed internazionale.

Inoltre a realizzazione avvenuta il ponte sullo Stretto di Messina sarà una delle sette meraviglie del mondo moderno, con tutto quello che economicamente ne consegue e non solo per le due regioni italiane contermini, ma anche per l’Italia, per l’Europa ed ancora oltre per tutto il Bacino Mediterraneo.

Per inciso nel 2010 i Paesi mediterranei e l’Europa hanno costituito un mercato unico e noi Siciliani (senza poter mettere a disposizione moderne infrastrutture) siamo rimasti solamente a guardare e a lamentarci, ma continuiamo a considerarci (a parole) i migliori del mondo.

Siamo ancora affetti, noi sicilianuzzi di Messina, da un certo provincialismo mentale: veniamo giustamente attratti dalle bellezze naturali e artistiche dei paesi europei o extraeuropei (che magari esaltiamo più del dovuto), ma poco o nulla ci curiamo delle bellezze di casa nostra.

Non è un difetto enorme – anche Leopardi stravedeva per le grandi città e mal sopportava (disprezzava addirittura) la dolce Recanati – ma un difetto comunque.

Sambuca, Mazzara del Vallo, San Vito Lo Capo, Aidone, Erice, Donnafugata, Scicli, Portopalo, Marzamemi, Marina di Ragusa, Modica, Sciacca, Castelvetrano, Palma di Montechiaro, Vendicari, Polizzi Generosa: ddddoove?